“Everyone has the right to a nationality”
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FIRMA LA PETIZIONE per proteggere gli apolidi in Europa

Ai Leader Europei,

Attualmente in Europa vivono circa 600mila apolidi, molti dei quali intrappolati in un limbo eterno, che richiedono urgentemente la nostra protezione.

Chiediamo perciò:

1) che tutti gli Stati Membri ratifichino la Convenzione del 1954 relativa allo  status degli apolidi entro la fine del 2014;

2) che tutti gli Stati Europei che non hanno ancora una procedura di riconoscimento dell’apolidia si impegnino ufficialmente nel corso del 2014 ad adottare le misure necessarie, al fine di introdurla entro la fine del 2016.

7,103 ALTRE PERSONE LO HANNO GIA' FATTO

QUAL E’ LA QUESTIONE ?

Recenti studi hanno rilevato che l’assenza di un percorso attraverso il quale gli apolidi possano regolarizzare il proprio status metta queste persone a rischio concreto di subire violazioni dei propri diritti umani.

Molti apolidi si ritrovano in stato d’indigenza o costretti a dormire per strada, altri sono soggetti a detenzioni di lungo periodo seppur in assenza di prospettive di rimpatrio. Pochi possono rompere questo circolo vizioso e per tale ragione rimangono per anni in un vero e proprio limbo legale.

Con il tuo aiuto possiamo far emergere dall’ombra questi “fantasmi”, assicurando agli apolidi un trattamento rispettoso e dignitoso, di cui non hanno - fino ad ora - goduto.

Il fatto che ci siano 600.000 apolidi in Europa mostra quanto questa azione sia necessaria. Ora è tempo di agire e questa è solo una sfaccettatura della questione da affrontare.

L’European Network on Statelessness (ENS) è un’associazione della società civile che riunisce 53 organizzazioni in oltre 30 Paesi, impegnate a dare una risposta alla questione dell’apolidia in Europa. Crediamo che tutti gli esseri umani abbiano diritto ad avere una nazionalità e, coloro che ne sono sprovvisti, hanno comunque diritto ad una protezione adeguata – incluso il diritto a veder regolarizzato il proprio status e a godere dei diritti fondamentali in ambito civile, economico, sociale e culturale come previsto dal diritto internazionale dei diritti umani.

Negli ultimi due anni, anche grazie all’impegno della società civile, si è favorevolmente virato verso un maggiore riconoscimento della necessità di misure concertate per affrontare la questione dell’apolidia a livello globale, regionale e nazionale.

Dal dicembre 2011, 17 Stati hanno ratificato una o entrambe le Convenzioni delle Nazioni Unite sull’apolidia. Ad ottobre 2012, l’Unione Europea si è impegnata affinchè la Convenzione del 1954 venisse ratificata da parte di quegli Stati Membri che non lo avevano ancora fatto (ovvero Estonia, Cipro, Malta e Polonia).

Questa ratifica, quasi globale, da parte degli Stati dell’UE indica chiaramente l’esistenza di un importante regime di protezione a livello regionale nei confronti dell’apolidia. Tuttavia, se si guarda più nel dettaglio, la difficile realtà è che solo pochissimi Stati Europei hanno attivato una procedura utile per il riconoscimento dello status di apolide per applicare nella pratica gli obblighi internazionali. Questo aspetto non può che mettere in discussione qualunque tentativo di ergere l’Europa a modello esemplare per il resto del mondo. La ratifica delle Convenzioni non rappresenta che un primo, essenziale, passo che deve essere comunque seguito dall’introduzione di procedure di determinazione dello status, cruciali per aiutare e proteggere gli apolidi.

ENS ha lanciato una campagna pan-europea di promozione della protezione degli apolidi in Europa. In concomitanza del 60° anniversario dell’adozione della Convenzione del 1954 relativa allo status degli apolidi, tale campagna mira ad unire un’ampia gamma di attori e ad umanizzare la questione apolidia. La campagna culminerà in una giornata d’azione concertata in tutta Europa, il 14 Ottobre 2014, quando questa petizione sarà consegnata ai leader Europei.

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